“Fu allora che si accorse delle farfalle gialle che precedevano le apparizioni di Mauricio Babilonia. Le aveva viste già prima, soprattutto nell'officina meccanica, e aveva pensato che fossero attirate dall'odore della vernice. Certe volte le aveva sentite svolazzare sulla sua testa nella penombra del cinema. Ma quando Mauricio Babilonia cominciò a incalzarla, come uno spettro che soltanto lei riconosceva nella folla, capì che le farfalle gialle avevano qualcosa a che vedere con lui. Mauricio Babilonia faceva sempre parte del pubblico dei concerti, del cinema, della messa cantata, e lei non aveva bisogno di vederlo per individuarlo, perché glielo segnalavano le farfalle.”

Uno dei più bei passi di Cent’anni di solitudine, capolavoro del colombiano Gabriel Garcia Marquez. Un personaggio ambiguo, Mauricio Babilonia, che tuttavia agli occhi della giovane Meme assume qualcosa di magico, come se un volo di farfalle accompagnasse e anticipasse l’incedere, a tratti ossessivo, dell’uomo.

Il realismo magico dello scrittore forse altro non è che un ritratto sottile del suo paese. La Colombia è magica di una magia dura, è un paese che tenta di rialzarsi da problematiche radicate e radicali, da un passato ancora presente. Eppure lo fa con un’armonia di colori, genti e paesaggi di ricchezza e miseria, di esuberante leggerezza di fronte al peso di una quotidianità difficile.

Con l’accordo di cessate il fuoco sancito nel 2016 fra il presidente colombiano e il comandante delle Forze armate rivoluzionarie, le Farc. la Colombia si è lasciata alle spalle 50 anni di guerra civile, affacciandosi al mondo con rinnovato ottimismo e spirito genuino. Anche a Medellin, la città lordata dall’ombra della violenza urbana, ora si vive il fermento di una nuova energia nel segno del rinnovamento culturale e della salvaguardia delle tradizioni.

La Colombia incanta. Raffinate architetture coloniali ad arricchire le cittadine più antiche, da Villa de Leyva a Mompox e Popayán, da Cartagena alla capitale Bogotà. Misteri tutti da svelare fra dolmen e statue megalitiche o a Silvia, nel mercato dei Guambianos a quasi 3.000 metri di altitudine; fra le maschere d’oro, i gioielli di smeraldo e le cattedrali di sale. E poi il caffè: tinto, cortado o chaqueta, nelle infinite sfumature della pura arabica colombiana. Un’esperienza da non perdere quella di attraversare l’Eje Cafetero, l’umida regione andina nei pressi di Armenia, riconosciuta patrimonio UNESCO, che rappresenta il fulcro delle coltivazioni del caffè colombiano. 

Un viaggio ricco di essenze ed essenziale, quello in Colombia, primordiale e surreale.

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