Sardegna

Apparentemente paradossale. Il mare e le spiagge più belle d’Italia si trovano in una regione tutta “terrestre”. La Sardegna è una terra a vocazione pastorale. Agricoltura di sussistenza in piccoli campi strappati alle montagne o alle paludi costiere. Poca industria, un’infinità di borghi arroccati in un entroterra aspro, decine di sagre e manifestazioni legate a un passato a tratti misterioso, una lunga tradizione mineraria che ha scavato monti e colline alla ricerca di metalli importanti. 

Sul mare, oltre a qualche porto e qualche paese dedito a marineria e commerci, decine di torri di guardia a custodire le coste e gli accessi a un’isola fin troppo esposta ai quattro venti. Furono soprattutto gli spagnoli a rafforzare questo sopraffino sistema di difesa, in cui ogni torre era in grado di comunicare con le due adiacenti tramite segnali visivi, quasi a creare un perimetro virtuale che punteggiava la costa preservandola dalle incursioni piratesche.

Per la sua posizione al centro del Mediterraneo e l’ampia estensione della linea costiera, la Sardegna ha sempre svolto un ruolo primario lungo le rotte dei commerci marittimi; questi, tuttavia, sono sempre stati gestiti da popoli stranieri, di passaggio, mentre i Sardi voltavano le spalle al mare, guardavano all’interno (e forse si guardavano dentro) difendendo storia, cultura, tradizioni ed autonomie locali.

Ma veniamo alle spiagge. In ogni dove si tentano classifiche e primati. La verità è che il mare e le spiagge della Sardegna sfuggono a qualsiasi classificazione. Quando avrai trovato la tua baia preferita, basterà un’escursione in giornata per trovarne un’altra che ti piace ancora di più. Ci sono dune rivestite di macchia e di gigli selvatici che arrivano fino alla battigia, granelli di candido quarzo sulle spiagge del “riso”, baie color ghiaccio di una trasparenza agghiacciante, scogliere verticali che piombano su sabbie candide, gialle o rossastre in piccole baie nascoste, lunghi arenili spazzati dal maestrale e lagune turchesi protette da giganti di granito.

In tema di vacanze la scelta, alla fine, ricade più sullo stile di vita che sulla bellezza del mare: che questa bellezza, in Sardegna, non è mai in discussione. Si va in Gallura per la mondanità della vita notturna e il fascino intramontabile dell’Arcipelago della Maddalena e della Costa Smeralda. Si va al sud quando si cercano angoli ancora selvaggi o per assaggiare il “tonno di corsa” a Carloforte. Ci si spinge nell’area di Oristano per le vacanze sportive e l’esuberanza della natura nei grandi stagni che ospitano uccelli marini e peschiere. Nel nord, a Stintino, per restare a bocca aperta di fronte alla Pelosa; ad Alghero per avere un assaggio di Catalogna in terra sarda; sulla costa orientale tirrenica per contare la lunga sequenza di spiagge bianche e al ritorno discutere in famiglia per redigere, ciascuno, la propria classifica.

E ubriachi di tanto mare, mai si potrà tornare senza aver gustato il porceddu, i malloreddus, il pane carasau, la fregola e le seadas; ossia gli strepitosi piatti simbolo offerti ai viandanti da quest’isola circondata dall’acqua che guarda alla terra.

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