Un’anima viva coperta da un fitto mantello verde elettrico che, a tratti, lascia spazio ai toni cioccolato della più alta catena del mondo: l’Himalaya. Qui, tra Cina e India, la terra sembra aver assorbito le sfumature essenziali dei Paesi vicini dando loro nuova personalità. In Nepal ogni cosa diventa indelebile.

Il tuo ingresso nella giungla del Chiwan National Park ad esempio. Tra la fitta vegetazione scorgi i rinoceronti, i buffi facoceri e il manto graffiato delle tigri del Bengala. Poco più in là, sulle sponde del fiume Narayani, schizzi di acqua dolce spruzzano il tuo viso. È il bagno degli elefanti, un momento di gioia pura e connessione spirituale che condividi con loro.

Lo stesso che ritrovi nella valle di Kathmandu, dove lo spirito di migliaia di fedeli si raccoglie presso il tempio di Pashupatinath, riflesso nell’acqua scura del fiume Bagmati. E’ forse merito di Shiva, o di una delle sue tante manifestazioni, ad aver preservato il tempio dal terremoto che nel 2015 ha cambiato l’aspetto di Durbar Square. Ma Kathmandu rimane Kathmandu, con la sua atmosfera di stradine di una meraviglia estenuante, i cortili, i templi, l’affaccendarsi di nugoli di persone e improbabili motociclette che sembrano vagare senza una meta precisa nel caos del Thamel.

Uscendo dalla pazza folla, il tuo occhio potrà cogliere un guizzo colorato solleticare il cielo. Sono le Lung-ta, preghiere, pensieri e desideri affidati alla sconfinata forza del vento. Ti ci affidi anche tu lì in alto, mentre dal villaggio di Sarangkot godi della meravigliosa vista dell’Annapura, del Machapuchare e del Dhaulagiri.

Uno spettacolo immenso, di fronte al quale, non puoi che sentirti piccino. Se prima di partire avrai letto “Nepal fra terra e cielo”, saprai le ragioni di questo dono unico: sentirti piccolo di fronte a tanta immensità.

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